La nostra storia

Se esiste il Grado Plato, è merito di Sergio e Gabriele ORMEA, rispettivamente padre e figlio che nell'ormai abbastanza lontano 2002 decidono di giocare una carta: aprire a Chieri, località a pochi chilometri da Torino, un brewpub. Ambedue appassionati di birra, produttori casalinghi di questa nobile e popolare bevanda, manipolatori dilettanti di materia prima, curiosi e non privi di senso dell'avventura ragionata, si destreggiano fra la ricerca dell'idoneo sito e le pratiche burocratiche e finalmente nei primi periodi estivi del 2003 apre i battenti a Chieri, in viale Fasano 36 bis un locale che propone in spillatura le birre autoprodotte: il Grado Plato.

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Questo nome è stato scelto non a caso: è infatti un termine tecnico che si riferisce alla scala di misurazione della densità saccarometrica del mosto di cereali. Le prime due ricette sono la SVEVA, una birra bionda ispirata alle lager tedesche, e la SPOON RIVER, ambrata, frutto dell'incontro fra la tradizione inglese e l'inventiva italiana. All'epoca, l'impianto di produzione faceva bella mostra di se all'interno del locale,

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attirando la curiosità dei primi avventori. La scoperta di birre diverse da quelle solitamente bevute non mancò di stupire, incrementando l'attenzione verso il Grado Plato ed a un fenomeno ancora poco diffuso in Italia, a quei tempi: le birre prodotte artigianalmente. Il pub Grado Plato nasce subito con una impostazione ben precisa: primo piano alle birre, ma anche ad una tavola che, pur rimanendo negli spazi e limiti di una birreria, offre qualcosa in più di un semplice hamburger con patatine. Ad esempio, le lumache.

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Diverse ricette, ispirate anche al mondo brassicolo, entrano subito a far parte del menu, rendendo il Grado Plato ancora più particolare. Nel 2004 un progetto all'insegna della novità assoluta iniziò ad essere realizzato: produrre la prima birra completamente autoctona del Piemonte (ma forse anche dell'Italia). In collaborazione con l'Istituto agrario Bonafous di Torino, viene seminato l'orzo distico.

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Nella giusta stagione sono messe a dimora le piantine di luppolo provenienti dalla Germania. Trebbiato l'orzo, si procedette alla sua maltazione. Forte degli esperimenti casalinghi condotti negli anni precedenti, Sergio organizzò un letto di germinazione tanto rudimentale quanto efficace per maltare l'orzo e renderlo adatto alla produzione di birra.

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Raccolto il luppolo, si realizzò la prima 'cotta' di STICHER. Questo nome vuole ricordare una birra tedesca di Dusseldorf, la 'STICKE', in versione chierese appunto la STI-CHER, dove CHER è il nome di Chieri in Piemontese.

Prima grande soddisfazione: la STICHER è presentata al GBBF (Great British Beer Festival) di Londra  dove ottiene un successo clamoroso da parte di una platea composta da circa 80 esperti internazionali.

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Un po' di fortuna, ma anche un eccellente prodotto! A questo punto l'interesse dei beer-hunters stranieri si accentua, ed iniziano le prime richieste. La prima esportazione viene fatta subito dopo, negli Stati Uniti, ma anche sul territorio nazionale i più dinamici ed attenti iniziano ad accorgersi che qualcosa sta cambiando... di conseguenza, le prime bottiglie iniziano ad apparire sugli scaffali dei beer-shop e sui tavoli al ristorante.

Arrivano i primi riconoscimenti: SVEVA, STRADA SAN FELICE, CHOCARRUBICA vengono premiate al concorso 'Birra dell'Anno'. Anche la Russia si interessa alle nostre birre, e Sergio ha il piacere di partecipare a diverse degustazioni a San Pietroburgo e a Mosca in occasione delle prime spedizioni.

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Al pub si sono organizzati nel tempo diversi eventi a tema birrario, allo scopo di diffondere maggiormente la conoscenza delle birre di alta qualità: serate dedicate alle birre alle castagne, dove tutti i microbirrifici che producevano birre utilizzando questo frutto presentavano i loro prodotti, gli appuntamenti de 'LE BIRRE DEL PESCE' inteso come pesce d'Aprile: il primo di aprile, per tre edizioni consecutive, ogni birraio ospite presentava le sue birre più particolari, più pazze, da 'pesce d'Aprile' , appunto.

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Durante queste serate, il pubblico poteva avere l'occasione di gustare e conoscere i prodotti dei birrai presenti, aumentando la propria conoscenza sulle birre di alta qualità e di ricerca.

Nel frattempo, nuove ricette e nuove sfide: la CHOCARRUBICA. Questa particolarissima birra è il frutto di un lungo periodo di gestazione. L'idea di produrre una birra cioccolatosa intrigava ma non riusciva mai a convincere del tutto, in quanto si temeva di dare l'impressione di voler creare una birra esclusivamente modaiola.

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Poi una sera, durante la visione di un documentario storico sullo sbarco degli Alleati in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale scattò la scintilla. Nel servizio televisivo si vedevano i soldati americani che lanciavano ai bambini tavolette di cioccolato ed i piccoli rimettevano in tasca la carruba che stavano sgranocchiando a favore del più gustoso dolce fatto con il cacao. L'utilizzo della carruba, surrogato povero del cacao, ci permise di trovare l'anello mancante per produrre una birra che non fosse avulsa dal territorio nazionale. Poi pensammo alle altre caratteristiche: una birra cremosa, quasi sensuale, che ricordasse il velluto di una cioccolata calda, e che avesse il calore del ripieno alcolico di un cioccolatino.
Superate le numerose difficoltà tecniche per realizzare una birra così concepita, si è ottenuto un prodotto decisamente unico, che ha portato a Sergio ed al Grado Plato numerose soddisfazioni e riconoscimenti prestigiosi, fra i quali il più importante la MEDAGLIA DI PLATINO al mondiale della birra di Strasburgo edizione 2010, praticamente il campionato del Mondo concluso al primo posto!

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Ma torniamo al 2008, quando l'aumentare delle richieste rende necessaria una decisione: o rinunciare a quasi tutte le richieste di bottiglie da parte del mercato nazionale ed internazionale, oppure attrezzare un sito di produzione adatto al di fuori del locale di mescita. Naturalmente sarebbe stato un peccato interrompere quanto si stava iniziando a costruire, quindi si è cercata e trovata una sede adatta nei pressi di Chieri, a Montaldo Torinese.

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Finiti i lavori di adattamento dei locali, si è trasferito l'impianto di produzione.

Le uniche modifiche all'impianto sono state l'ampliamento delle possibilità di fermentazione, date dall'acquisto di alcuni nuovi tini da 60 Hl

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oltre ai preesistenti più piccoli. Così facendo si è in grado di produrre in modo molto flessibile quantitativamente parlando, volumi a partire da 5 Hl fino a 60 Hl. 'E' molto importante -dice Sergio Ormea- non snaturare quelle che sono le nostre caratteristiche produttive fondamentali, pur organizzandoci per poter aumentare la nostra presenza sul mercato'. Questo è il pensiero che regola la scelta e lo sviluppo di Grado Plato. Restare piccoli quel che basti per poter direttamente e personalmente controllare ogni fase della produzione, e grandi quanto serve per poter soddisfare le richieste.

Il continuo miglioramento della qualità produttiva esige controllo: le nostre birre vengono conservate in un magazzino a temperatura controllata,

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in attesa di essere spedite, per garantire la massima qualità, e sono costantemente esaminate da laboratori di analisi che forniscono importanti parametri indispensabili per valutare efficacemente gli standard della produzione. Grado Plato è stato inserito nell'importante contesto dei Maestri del Gusto,

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iniziativa che vede collaborare Slow Food, che valuta il gusto e l'eccellenza, il Laboratorio Chimico che certifica il rispetto delle norme igienico-sanitarie e la Camera di Commercio di Torino che garantisce la torinesità e la tipicità.

Nel 2015 il Birrificio vede l'ingresso di due nuovi soci: i fratelli Stefano e Simone Bagnasco. Stefano collaborerà con Sergio durante tutte le fasi della produzione, mentre Simone si occuperà di potenziare il lato organizzativo e commerciale. Questo permette al Grado Plato di sfruttare al meglio le sue potenzialità, migliorando ulteriormente l'offerta alla propria clientela.

Siamo soddisfatti di quanto realizzato fino ad ora, ed intendiamo continuare a perseguire l'idea che ha spinto Sergio e Gabriele ad iniziare: produrre birre di alta qualità. Per poterlo fare, continueremo ad interessarci personalmente di tutti gli aspetti della produzione in pieno spirito artigiano.